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  • Valentina

Il ponte tra Europa ed Asia - Il mio viaggio a Istanbul

Avete mai viaggiato dall'Europa all'Asia spendendo solo pochi centesimi di euro? Io si... e con questo articolo vi spiego come...


Sono stata in Turchia più volte negli ultimi anni, era ormai un appuntamento fisso annuale, a volte anche due volte all'anno, ma è davvero così bella, magica e affascinante che non mi stanca mai.

Dovevo andarci anche nel 2020 ma ovviamente non è stato possibile, però ho continuato a sentire i miei amici che abitano li e a vedere le loro foto e a sognare di tornarci il prima possibile.

In questo articolo non vi racconterò un viaggio in particolare, ma un mix dei vari viaggi da me fatti e quindi anche le foto che vedrete saranno di periodi e stagioni diverse.

Ma partiamo dal principio...

Innanzitutto bisogna prendere un volo per Istanbul.

Dall'Italia le compagnie che operano voli diretti sono 3: Turkish Airlines che atterra all'Aeroporto principale di Istanbul oppure Pegasus e Alitalia che atterrano al Sabiha Gökçen, l'aeroporto che si trova nella parte orientale della città.

Dopo averle provate tutte la mia scelta ricade sempre su Turkish, non solo per la conseguente comodità dei trasferimenti, visto che dall'aeroporto di Istanbul al centro città si può prendere anche la metropolitana mentre dal Sabiha Gökçen no, ma anche e soprattutto per l'eccellente servizio di bordo.

Istanbul è una città eclettica, che vive a cavallo tra i due mondi. Chiamata in antichità Bisanzio, Costantinopoli o Nuova Roma, questa megalopoli si estende infatti lungo il Bosforo, lo stretto che divide Europa e Asia.

Ecco perchè con un semplice biglietto del bus da pochi centesimi potete viaggiare da un continente all'altro!

E come ogni grande città che si rispetti, l'offerta turistica è davvero enorme. Io per esempio ho alloggiato in case tradizionali ma anche in hotel lussuosissimi, partendo dal Boutique Hotel Sky Kamer, passando per l'Elite World Europe Hotel, il Mercure Istanbul West, il Lionel Hotel o il Dosso Dossi.

La prima cosa da capire è in che zona volete alloggiare, se in quella antica o in quella moderna, la seconda è che tipo di alloggio volete, se tradizionale o contemporaneo.

Il mio preferito è l'Ajwa Hotel. Senza alcun dubbio.

Costruito di recente e inaugurato nel 2017, l’Ajwa Hotel Sultanahmet si trova appunto nella zona antica, a 10 minuti a piedi dalla Moschea Blu. Le stanze partono da 200€ a notte, tantissimo rispetto alle alternative che ho citato sopra, la cui media è di 50 euro a notte. Ma vi assicuro che li vale tutti...

E' arredato in stile ottomano con accenti tradizionali, i piani sono divisi per colore e lo stesso colore è riportato in tutto l'arredamento della stanza, dalle ceramiche dei bagni, alle lenzuola, dal colore delle pareti a quello dei tappeti in seta Tabriz fatti a mano.

Il bagno privato è contraddistinto da piastrelle dipinte a mano e arredi in vetro Dornbracht.

In tutto l'edificio sono presenti arredi unici in legno massello anche questi fatti a mano con dettagli in madreperla realizzati da artigiani di Damasco.

All'interno trovate anche un centro benessere, una piscina coperta, una palestra, ma anche una pasticceria e una biblioteca, ideale per rilassarvi a fine giornata dopo aver visitato la città.

L’intero edificio è coperto dalla connessione WiFi gratuita, reception aperta 24 ore su 24, servizio in camera.

Insomma, un soggiorno da sultani!

A partire dal check in, durante il quale vi viene servito il te e i datteri Ajwa, da cui prende il nome l'hotel stesso, i più pregiati, morbidi e dolci del mondo.

Su richiesta e a pagamento fanno anche servizio navetta da e per l'aeroporto.

Infine, menzione speciale per lo Zeferan Restaurant all’8° piano, che regala la vista mozzafiato sul Mar di Marmara, sulle Isole dei Principi e sul quartiere di Sultanahmet.

E a proposito di Zeferan Restaurant, ovviamente non possiamo non parlare del cibo turco, perchè anche in questo caso l'offerta è tantissima e per tutte le tasche. Dallo street food ai ristoranti di lusso, passando per piccoli café, pasticcerie e ristorantini locali dove mangiare cibo di tradizione ottomana, senza dimenticare gli immancabili fast food.

Impossibile elencarli tutti, quindi vi indico i miei preferiti.

Zamos Café & Restaurant, si trova in una via piena di ristoranti, cercheranno tutti di attrarre la vostra attenzione, ma tirate dritto fino a qui... io ormai sono di casa, quindi dite pure a Firat che vi mando io. Ottimo rapporto qualità prezzo.

Dervis Café, è proprio sulla piazza di Sultanahmet, con vista su entrambe le moschee e spettacolo dei dervisci incluso nel prezzo. Spettacolare al tramonto...

Old Ottoman Restaurant, anche qui sono di casa, forse troppo... l'ultima volta mi hanno persino smontato un lampadario per regalarmelo... avevo detto che mi piaceva...

Ma se proprio non avete voglia di fermarvi e sedervi o se volete spendere il minimo indispensabile... Beh, potete sempre optare per un Simit, ovvero uno snack veloce che trovate in vari chioschetti in giro per la città.

E ora veniamo ovviamente a cosa vedere a Istanbul.

Beh... tutto...

E' davvero una delle mie città preferite, sia la parte moderna ma soprattutto quella antica. L'unico consiglio sensato sarebbe quello di perdersi nelle varie vie e scoprire quello che vi piace di più, ma se avete poco tempo o se siete di quelli che preferiscono avere un programma di viaggio, ecco cosa non potete assolutamente perdervi.


La Cisterna Basilica (in turco Yerebatan Sarnıcı, "cisterna sommersa", o Yerebatan Sarayı, "palazzo sommerso") è la più grande cisterna sotterranea ancora conservata ad Istanbul. Viene definita Basilica perchè pare che in origine in questo luogo ne sorgesse una.

È stata costruita dall’imperatore Costantino nel IV secolo e fu poi ampliata dall’imperatore Giustiniano nel 532.

Scoperta per caso sul finire del XIX secolo la cisterna è stata sottoposta a ristrutturazione nel 1985 ed è stata aperta al pubblico solo nel settembre del 1987. Di recente è stata nuovamente ristrutturata e ha riaperto da poco.

Lunga 143 metri e larga 70 metri, la Cisterna forniva acqua per il palazzo imperiale con un serbatoio di 80.000 metri cubi. Era alimentata dall’acquedotto di Valente che convogliava le acque dalle colline circostanti, si trattava di uno degli acquedotti più lunghi costruiti nel tardo periodo romano, utilizzato addirittura fino agli anni ’50 e ben visibile ancora oggi nei pressi di Aksaray per la lunghezza di 900 metri.

Il serbatoio della Cisterna oggi si presenta come un enorme spazio sotterraneo in cui trovano spazio 336 colonne alte 9 metri e distanziate l’una dall’altra di 4,90 m. I capitelli sono un misto tra gli stili Ionico e Corinzio, con alcune eccezioni rappresentate da colonne Doriche o addirittura di colonne non decorate.

Ma una in particolare attira l'attenzione. La colonna piangente, o delle lacrime, decorata con un motivo a gocce. Presenta un foro e chi vi introduce il dito, si dice, sara´ libero dalle lacrime di tristezza e non da quelle di gioia.

I muri perimetrali sono di mattoni ed hanno uno spessore di 4 metri. La malta utilizzata nella costruzione è speciale ed impermeabile. Buona parte dei materiali e delle colonne sono elementi di riuso, ne sono testimonianza in particolare due enormi teste di Medusa provenienti probabilmente da un arco monumentale del foro di Costantino, che fanno da base (rovesciate) a due delle colonne di sostegno della volta. Qualcuno dice che servano di protezione alla cisterna, ma che siano state messe rovesciate per non pietrificare i visitatori...

Per chi visita oggi questo luogo l’atmosfera che si respira ricorda quella di una chiesa sommersa di origine incerta e antica. L’ambiente è ancora in ottimo stato conservativo, tanto da mantenere acqua sul fondo, sufficiente per far sopravvivere numerosi pesci.

A pochi passi dalla Cisterna trovate Ayasofya, ovvero la Basilica di Santa Sofia, il gioiello dell’architettura bizantina, dedicata alla Divina Sapienza, che porta splendidamente i suoi quasi 1500 anni d’età.

I lavori iniziarono nel 532, sulle ceneri di quella che fu la basilica voluta da Teodosio II, incendiata durante la rivolta di Nika. Santa Sofia è stata inaugurata dopo meno di sei anni di costruzione il 26 dicembre 537 dall’imperatore Giustiniano, furono necessari 10mila operai e cumuli d’oro per completare l’opera. Per rivestire le pareti e le colonne, Giustiniano aveva fatto giungere, dalle province dell’impero, una grande varietà di marmi: il marmo bianco da Marmara, il marmo verde dall’isola di Eubea, il marmo rosa dalle cave di Synnada e il marmo giallo dall’Africa. Inoltre alcune colonne e diversi ornamenti vennero recuperati dai templi di Diana a Efeso, Atene, Delfi, Delo e Osiride in Egitto.

Il lavoro fu affidato a due architetti greci venuti dall’Anatolia: Isidoro di Mileto, all’epoca a capo dell’Accademia platonica di Atene, e il matematico e fisico Antemio di Tralle. I princìpi di costruzione su cui i due basarono gli studi di preparazione all’opera erano ispirati al Pantheon romano e all’arte paleocristiana.

La navata centrale è di 70 metri per lato, mentre la cupola centrale, traforata da 40 finestre ad arco e sostenuta da quattro pennacchi, con i suoi 30 metri di diametro e i 56 metri di altezza risulta una delle più ampie del mondo. Il peso della cupola si scarica, attraverso i pennacchi, su quattro massicci pilastri posti agli angoli. Sulla circonferenza, le 40 finestre formano una corona di luce che sembra galleggiare sopra la sala di preghiera.

Santa Sofia fu trasformata in moschea, per volere di Mehmet II, durante la presa della città da parte degli Ottomani nel 1453. I conquistatori coprirono i mosaici cristiani con una mano di calce, costruirono minareti e fontane, ma rimasero comunque ammaliati dalla maestosità dell’edificio, tanto che servì come fonte di ispirazione per le moschee che costruirono in seguito.

Ben visibili all’interno sono i quattro grandi pannelli circolari in pelle di cammello appesi nell’Ottocento, opera del calligrafo Kazasker İzzed Effendi, che in lettere d’oro riportano i nomi dei primi quattro califfi (Abu Bakr, Umar, Uthman e Ali) e che si aggiungono ai medaglioni dedicati ad Allah, al profeta Maometto, e ai due nipoti di Maometto: Hassan e Hussein.

Nel 1935 Mustafa Kemal Atatürk, trasformò l’edificio in un museo. I tappeti vennero tolti e le decorazioni del pavimento di marmo riapparvero per la prima volta dopo secoli mentre l’intonaco bianco che copriva molti dei mosaici fu rimosso.

Dal luglio del 2020, per volere del partito al governo, Santa Sofia ritorna aperta al culto islamico e quindi viene nuovamente trasformata in Moschea. I mosaici e le raffigurazioni cristiane verranno coperte solo durante gli orari di preghiera mentre torneranno visibili durante tutto il resto della giornata. L’ingresso è ovviamente permesso a tutti i turisti ed è gratuito come in tutte le moschee.

Per la storia travagliata, per l’architettura magnifica e per l’importanza simbolica, Santa Sofia è sicuramente uno dei luoghi più suggestivi da visitare per tutti i turisti che vengono per la prima volta a Istanbul e decidono di visitare l’area di Sultanahmet. Ma il mio consiglio è di visitarla con una guida ufficiale... perchè vi farà notare cose che da sola io non avevo mai visto...

Alle spalle di Ayasofya si trova il Topkapı, che in lingua turca significa “Porta del Cannone”, la residenza dei sultani ottomani.

Venne concluso nel 1478, venticinque anni dopo la presa di Costantinopoli da parte delle armate del sultano ottomano Mehmet II. Costruito sul Promontorio del Serraglio (Sarāyburnu), ubicato tra il Corno d’Oro e il mar di Marmara, negli anni crebbe fino ad inglobare il sito dell’antico Palazzo imperiale bizantino che aveva una superficie minore rispetto alla nuova costruzione ottomana.

La costruzione tutt’oggi è protetta da due cinte murarie. Nell’epoca ottomana l’accesso era garantito da varie porte, affidate ad appositi corpi armati di guardia. Una di esse si affacciava nel punto in cui il Corno d’Oro si apre sul Mar di Marmara. Altre porte erano: La Porta della Pace (Bāb ŭl-Selām), la Porta di Mezzo (Orta Kapı), la Porta della Maestà (Bāb-ı Hŭmāyūn), la Porta delle Vetture (Araba Kapısı) e la Porta della Felicità (Bāb ŭl-Sa‘ādet). A partire dal XVIII secolo, la Porta del Cannone identificò tutto il Palazzo del Sultano ottomano (Topkapı Sarāyı).

All’interno del Serraglio abitarono ventisei dei trentasei sultani dell’Impero Ottomano, un insieme eterogeneo di chioschi, harem, corridoi, belvedere, ampi cortili abbelliti da giardini rigogliosi e fontane. Con la sua forma tentacolare è una sorta di campo nomade pietrificato, che ricorda e ricalca le usanze e i costumi di un popolo in continuo movimento.

Nel 1924 Topkapi venne trasformato in Museo, oggi i visitatori possono visitare solo una piccola parte di quella che poteva considerarsi a tutti gli effetti la cittadella imperiale.

Le sezioni più importanti di Palazzo Topkapi sono:

  • La Corte dei Giannizzeri e la fontana nella quale si dice che i giannizzeri pulissero le spade dal sangue delle esecuzioni;

  • La Corte delle Cerimonie, dove si tenevano le assemblee sugli affari di stato, le adunate del popolo che manifestava il proprio scontento al sultano e il pagamento dello stipendio ai giannizzeri;

  • La sala del Divan, in cui il Gran Visir riuniva il Consiglio dei Ministri;

  • Il maestoso Harem composto da trecento stanze, otto bagni, quattro cucine, due moschee, sei cantine, una piscina e un’infermeria. In cui alloggiavano circa mille donne, tra cui la regina madre, le favorite del sultano, domestiche, nutrici, sarte, musiciste, danzatrici e schiave, sorvegliate dalla figura degli eunuchi, gli unici uomini oltre al sovrano ammessi in questa parte del palazzo;

  • Le immense cucine in cui lavoravano mille persone;

  • la sala d’udienza Arz Odasi;

  • La Biblioteca di Ahmet III che custodiva seimila volumi;

  • Il padiglione delle reliquie dei santi, con i cimeli più preziosi del mondo islamico tra cui alcuni oggetti appartenuti a Maometto;

  • La Sala delle miniature e dei ritratti;

  • Il Tesoro, dove sono custoditi tutti gli oggetti preziosi appartenuti ai sovrani;

  • il Giardino dei Tulipani;

  • Il Bağdat Köşkü, un edificio ottagonale circondato da ventidue colonne e interamente rivestito di piastrelle blu di Iznik.

Le sale più frequentate e interessanti sono quelle che si trovano sulla destra del secondo e del terzo cortile. Le prime sono quelle che un tempo costituivano le cucine del Palazzo, ed ora oltre agli enormi utensili da cucina ospitano una collezione di porcellane cinesi tra le più belle del Mondo. La seconda è la sala del Tesoro, che annovera gioielli unici al mondo: coppe e vasi ornati di oro e perle, troni d’ebano ornati da smeraldi, rubini e madreperla, il famoso pugnale Hançer con fodero d’oro ricoperto di diamanti, ed il celebre diamante a goccia spoonmaker, uno dei più preziosi al mondo.

Ma noi lo abbiamo visitato davvero tutto, grazie alla nostra amica e guida Sanem.

Impossibile mostrarvi foto di ogni ambiente, accontentatevi di un assaggio.

Ovviamente da non dimenticare l'imperdibile Moschea Blu, che sorge sull'area occupata anticamente dal Gran Palazzo di Costantinopoli

Le cupole a cascata e i sei minareti sottili della Moschea di Sultanahmet (Sultanahmet Camii in turco), dominano lo skyline di Istanbul. Nel XVII secolo, il sultano Ahmet I decise di costruire un luogo di culto islamico che nelle sue intenzioni doveva essere ancora più maestoso della Basilica di Santa Sofia. Le due grandi realizzazioni architettoniche oggi si trovano una di fronte all’altra nella piazza principale di Istanbul, nei pressi dell’antico ippodromo bizantino.

Il sultano Ahmet aveva solo 19 anni quando commissionò all’architetto Mehmet Ağa i lavori per la realizzazione della moschea, lavori che iniziarono nel 1609 e durarono sette anni. Il desiderio del Sultano era che la Moschea fosse “molto chiara, ed all’interno blu come l’azzurro del cielo”. Ahmet morì appena un anno dopo il completamento del suo capolavoro, all’età di 27 anni. È sepolto nel mausoleo al di fuori della moschea con la moglie e tre figli.

Il complesso della moschea originale comprendeva una madrasa, un ospedale, un han, una scuola elementare, un mercato, un imaret e la tomba del fondatore. La maggior parte di questi edifici sono stati demoliti nel XIX secolo.

Una delle caratteristiche più notevoli della Moschea Blu è visibile da molto lontano: i suoi sei minareti. Si tratta dı una caratteristica singolare, in quanto la maggior parte delle moschee ne hanno quattro, due, o anche solo uno.

Pare che il tutto nasca da un fraintendimento poichè, secondo una storia popolare, l'espressione delle manie di grandezza del sultano Ahmed I, non potendo eguagliare la magnificenza della moschea di Solimano né quella di Hagia Sophia, non trovò soluzione migliore per cercare di distinguerla che i minareti in oro; l'architetto fraintese però le parole del sultano, capendo "altı" (in turco "sei") anziché "altın" (oro).

Qualunque sia l’origine, i sei minareti suscitarono molto scandalo nel mondo musulmano poiché solo la moschea di Masjid al-Harām alla Mecca (la più sacra al mondo) ne aveva altrettanti. Alla fine, il sultano risolse il problema con l’invio del suo architetto alla Mecca per aggiungere un settimo minareto.

L’altra caratteristica sorprendente degli esterni è la cascata di cupole che sembrano rovesciarsi giù dalla grande cupola centrale. I portici di funzionamento sotto ogni cupola aggiungono ulteriore ritmo visivo. Nessun elemento esterno è blu, il nome “Moschea Blu” deriva dalle maioliche blu all’interno, oltre 20.000 interamente dipinte a mano, che tappezzano l’altissimo soffitto illuminato da 260 finestre.

La Moschea è visitabile gratuitamente ancora oggi, fuori dagli orari di preghiera.

Ultimo, ma non ultimo l'Ippodromo.

La denominazione di Ippodromo lascia quasi sempre perplesso il turista che si accinge, guida in mano, a visitare Istanbul. In realtà quello che rimane dell’antico Ippodromo di Costantinopoli, edificato da Settimio Severo agli inizi del III secolo, è difficilmente identificabile pur trovandosi all’interno di esso.

L’At Meydanı (Piazza dei Cavalli in turco) è uno spiazzo lungo 400 metri che costeggia lateralmente la Moschea Blu. Questa zona storicamente costituiva il vero centro di Costantinopoli, è qui che si svolgevano i giochi e le corse con le bighe, qui si celebravano le feste e le manifestazioni politiche.

Al centro dell’Ippodromo correva la cosiddetta spina, una specie di muretto che divideva l’arena in due piste. La parte superiore della spina era piena di statue e opere d’arte. Solo tre di queste sono visibili a tutt’oggi: l’Obelisco di Teodosio (un monolito di porfido alto 26 metri, decorato con geroglifici e proveniente dall’Egitto), la Colonna Serpentina (che Costantino portò qui dal Santuario di Apollo a Delfi), e la Colonna di Costantino VII (alta una trentina di metri ed un tempo decorata con lastre di bronzo dorato).

Sul punto più alto dell’Ippodromo, precisamente su una torre al centro di esso, fino al 1204 svettava una quadriga dorata, si tratta dei famosi cavalli di Piazza San Marco, che i veneziani trafugarono in occasione della quarta Crociata.

Nei pressi del margine settentrionale dell’Ippodromo si trova la cosiddetta Fontana Tedesca, un monumento degno di nota, regalo risalente al 1898 voluto dall’Imperatore Guglielmo II di Prussia per il Sultano Abdülhamıd II.

Da non perdere infine i Bazar di Istanbul.

Il Gran Bazar (in turco Kapalı çarşı, che significa “mercato coperto”) è uno dei più antichi e più grandi mercati coperti del mondo. E’ praticamente una piccola città con 18 porte di entrata, più di 4000 negozi e 60 strade. Il primo bazar fu costruito nel 1461 ed era tutto in legno, le transazioni inzialmente vertevano solo sulla lana e sulla seta ma poco a poco si aprì a tutti i tipi di commercio. Un tempo ogni settore commerciale aveva le sue vie delineate, ed ancora oggi i mercanti di tappeti, i gioiellieri, i mercanti di cuoio o di abiti sono raggruppati in specifiche sezioni. Al centro si trova il Bedesten, in cui si trovano oggetti di antiquariato, argenteria, orologi ed altri oggetti d’epoca. Al di là dei possibili acquisti, rimane ancora un luogo magico.

Merita una visita anche il Bazar delle Spezie, (in turco Mısır çarşısı, che significa “mercato egiziano”).

Venne costruito nel 1943 nel luogo in cui si trovava l’antico mercato delle spezie e dei profumi, nei pressi del porto di Eminönü. Si trova in posizione privilegiata, proprio di fronte al Ponte di Galata e dietro la maestosa Yeni Camii. Al giorno d’oggi i mercanti di spezie non sono più così numerosi, ma le sue vie profumate riescono comunque ad ammaliare. Le dimensioni ridotte non sono sicuramente paragonabili a quelle del Gran Bazar, si può visitare quindi in maneria piuttosto veloce. La zona di Tahtakale alle sue spalle è una sorta di continuazione del mercato all’aperto fra vie strette, assolutamente non turistica e molto gradevole da visitare.

Mi rendo conto di aver già raccontato tantissimo, e in fondo abbiamo visitato un solo quartiere!

Ma ci sarebbe ancora da parlare molto quindi vi rimando alla prossima volta. I quartieri asiatici, la Istanbul moderna, quella meno turistica, e perchè no, la Cappadocia o la costa.

Ce n'è davvero per tutti i gusti.

Nel'attesa...




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