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  • Valentina

Un matrimonio Sahariano

Avrei voluto iniziare questo articolo con il racconto di una dichiarazione d'amore romantica con annessa proposta di matrimonio di quelle da film... Ma la realtà è che quando mio marito mi ha chiesto di sposarlo, per telefono, a 4000 km di distanza, io son scoppiata a ridere dandogli del pazzo.

Solo che siccome sono pazza anche io, dopo qualche mese l'ho sposato davvero.


Io e Dahi ci siamo conosciuti in viaggio. Non poteva essere diversamente.

Dopo tanti anni di incontri finiti male perché la mia voglia di scoprire il mondo era più forte di quella di restare a casa accanto a qualcuno, ho trovato chi finalmente la pensava come me.

Un nomade sahariano, che tra quattro mura fa fatica persino a dormire...

Non vi racconto nuovamente tutto il viaggio che mi ha portata a lui, ma lo potete trovare qui!


Fra noi la sintonia era scattata da subito, tanto che dopo il mio ritorno in Italia avevamo iniziato a farci in media 6 videochiamate al giorno.

Il tutto però era fermo a un'amicizia, per tanti motivi.

La distanza ovviamente.

Ma anche il fatto che io fossi impegnata in un'altra relazione e lui fosse sposato...

O almeno così mi avevano detto in tanti, anche se io a lui non lo avevo mai chiesto.

Fino a che, appunto, mi ha chiesto di sposarlo.

Solo allora ho osato tirare fuori la questione scoprendo che aveva già divorziato.

Ma, come detto, io ho riso, tantissimo. E ovviamente ho detto di no.

Nemmeno un pò di fidanzamento? Frequentazione? Convivenza?

Da noi si usa così...


Da lui però no.

Parliamo di un paese islamico, dove non ci si può frequentare se non in presenza di un parente maschile che vigili sulla situazione.

Il matrimonio serve ad avere privacy.

E da quel giorno si inizia a costruire la coppia. Non prima.

Alla peggio esiste il divorzio.


3 mesi.

Tanto son durate le sue richieste e i miei dinieghi.

Fino a che alla fine gli ho detto "Mi sembra che tu stia facendo sul serio... Forse é il caso che io venga li per parlarne faccia a faccia".

Ho fatto la valigia e sono andata da lui.


Finalmente vicini é iniziato il corteggiamento, sempre sotto la sorveglianza di suo cugino o sua zia.

Iniziato in città, con regali di cibo che trovavo ogni mattina accanto al mio letto, frittelle dolci o salate, specialità tipiche, frutta, i miei piatti preferiti.

Poi ha iniziato a portarmi al mare, di notte, solo luna e stelle, sua figlia con noi, suo cugino poco distante.

E infine nel deserto, che grazie a qualche goccia di pioggia era fiorito, il che secondo lui era un segno... Il mio arrivo aveva portato la vita.

Lui coglieva fiori e me li metteva tra i capelli, o me li faceva trovare sul sacco a pelo.

Alla fine ho ceduto... E sotto una tempesta di sabbia ho detto di si!



Di tutto il resto si é occupato lui. Aiutato da parenti e amici.

Io ho scelto il colore del mio vestito.

E ho scelto il posto.

Camp Erch a Toungad, dove per la prima volta ci eravamo guardati in modo diverso.

A dire il vero avevo scelto anche la data ma nel deserto bisogna adattarsi e abbiamo dovuto attendere che il vento si calmasse...



Quando finalmente la sabbia si é posata avevamo tutto pronto.

Ci siamo svegliati all'alba e abbiamo fatto colazione.

Poi lui, come da tradizione, si è ritirato in preghiera con i suoi testimoni, mentre io sono andata a prendere un te dalla nostra "vicina di tenda".

Al mio ritorno é iniziata la mia preparazione.

10 ore, durante le quali mi sono state decorate mani e piedi con l'henna, sono stata vestita, truccata, pettinata e profumata.

Durante questa preparazione nessuno ha potuto vedermi, se non le donne. La capanna era accessibile solo a noi.

Io ho dovuto nominare una portavoce che si è occupata di comunicare con l'esterno, chiedere da mangiare o bere quando ne avevo la necessità.

Intanto sentivo all'esterno il vociare del villaggio, che si radunava in attesa dei festeggiamenti. Noi non avevamo invitato nessuno ma un matrimonio é sempre un evento, specialmente tra un'europea e un nomade del Sahara.



Dopo il tramonto sono stata coperta completamente con un velo nero opportunamente trattato con incenso e reso rigido.

Nessuno infatti deve vedere la sposa fino a che non sarà il marito a rivelarne il volto.

L'Imam e il mio futuro sposo sono entrati nella mia capanna, mi hanno spiegato come si sarebbe svolto il tutto, mi hanno chiesto se ero consapevole dei miei diritti e dei miei doveri come moglie, se qualcuno mi aveva costretta, se sapevo di sposare un uomo musulmano, se mi era stata pagata la dote.

Dopo aver risposto a tutte le domande mi hanno lasciata sola e sono andati a stilare il contratto matrimoniale, nel quale sono state inserite tutte le mie richieste e le sue.

Delle mie si è incaricato una persona di fiducia che avevo precedentemente nominato, qualcuno che ovviamente parla sia arabo che italiano, per non avere sorprese.

Il tutto con la supervisione del mio testimone.



Poco dopo ho sentito iniziare la musica e ho capito che il tutto era stato firmato.

Solo allora Dahi é venuto a dirmi che eravamo, da quel momento, ufficialmente marito e moglie.

Mi ha quindi portata nel "salone delle feste" per presentarmi a tutti.

Tra canti e balli é stato servito il montone e il cous cous e a tarda notte, mentre la festa continuava, ci siamo ritirati nella nostra tenda nuziale.


Il mattino dopo ci siamo svegliati insieme.

Lui mi ha sorriso e mi ha detto "Finalmente posso chiamarti Moglie".

E nei giorni successivi lo ha ripetuto spesso, mentre proseguivamo il nostro viaggio di nozze nel deserto.

Ovunque arrivassimo la notizia delle nostre nozze ci precedeva.



Nei mesi successivi invece abbiamo dovuto destreggiarci con tutta la burocrazia legata alla validazione di un atto di matrimonio scritto su un bloc notes... Altro che il post it di Grey's Anatomy...


Ma soprattutto... 40 giorni dopo il matrimonio abbiamo scoperto che era in arrivo una piccola "figlia delle nuvole".

Così infatti i nomadi chiamano se stessi.


La piccola Mariam é nata il 9 Novembre, scorpione naturalmente!

Non poteva essere diversamente essendo stata concepita tra le dune del Sahara mauritano.

E ha già affrontato la sua prima traversata del deserto.

Ma per raccontarvi come affrontare un viaggio simile con un neonato ci vorrà un articolo apposito.

Alla prossima puntata!


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